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Licenziato

24 Marzo 2009 alle 10:30

Come va? Male, ho appena perso il lavoro. Così ho visto l'amico cadere nel baratro della categoria disoccupati. Non so se esista una ricetta per determinare tipologie risolutive della crisi in atto, non conosco ricette ingredienti o men che meno posibilità di soluzione per la marea che arriva e travolge con forza d'urto. Quello che so è che il mio amico aveva un lavoro, una dimensione dell'esistere e di punto in bianco è stato scaraventato nella fascia social-filosofica dei senza-lavoro. Chè quando non hai più un'occupazione perdi l'identità della relazione con gli altri, dissolvi quello che con pazienza hai cementato, la costruzione del sè. Ho visto gli occhi dell'amico spegnersi nel disincanto della delusione. La tragedia entrare a scalfire frammenti di vita vissuta. Ho risposto un mi dispiace lontano anni luce dalla sfera del dramma accaduto e per la prima volta ho percepito l'inconsistenza del gesto. Leggo di dispute in punta di preservativo, querelle sul diritto di morte o di vita, tematiche di sicura e interessante speculazione dialettica. Però oggi è finito il mondo. Un amico ha perso la dignità del vivere con un'arida lettera di licenziamento. E allora hai voglia di staccare e riflettere, analizzare e chiudere. Chiudere dibattiti per aprirne uno e uno soltanto: che si fa quando si perde un lavoro e hai cinquantun'anni? Io non lo so, il mio amico se lo chiede con occhi che diventano lucidi e non trova risposte. Rimane solo il non-senso di una società che ti accoglie e ti reietta con cinismo di follia.

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