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Obama il buono

20 Marzo 2009 alle 17:30

L’Hussein of America coglie l’occasione del tradizionale videomessaggio di nowruz, rivolto ogni anno dal presidente USA al “popolo persiano”, per riconoscere implicitamente il regime degli ayatollah chiamandolo “Repubblica Islamica di Iran”. La sua intenzione è quella di superare gli “antichi dissensi” e di usare finalmente il “dialogo onesto e fondato sul mutuo rispetto” per risolvere tutti i problemi presenti sul tappeto. Il suo volto è buono, la sua voce rassicurante; se si chiudono gli occhi sembra di sentir parlare un vescovo di sinistra. La svolta dell’America è stata grande, vien da dire. Pensare che fino a ieri c’era un fanfarone guerrafondaio, avido di petrolio e prodigo di bombe. L’America ha ragione: conviene forse continuare a fare i gendarmi del mondo quando l’economia nazionale boccheggia? Medio Oriente, Europa, Africa, sono utili a riempire un carrello della spesa in Alabama? Certo che no. Ben più utile l’Asia, che vende beni in cambio di debito. Poi si sa che i signori del petrolio aprono i rubinetti più volentieri quando li lasci fare piuttosto che quando li bombardi. In più, l’opinione pubblica mondiale è stufa degli yankee arroganti che invadono le nazioni, uccidono bambini, torturano i combattenti nemici. Per che cosa, per chi? Meglio essere buoni, anzi buonissimi. Se gli islamici vogliono scannare qualcuno, si accomodino pure, l’importante è che non sia americano. La vecchia Europa può difendersi da sola, non é più tempo di ingerenze.

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