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Lo spirito europeo

20 Marzo 2009 alle 16:45

In occasione di alcuni recenti viaggi in Europa, ho avuto modo di constatare quanto la nostra nazione sia distante da quegli ideali che dovrebbero ispirare ogni stato europeo, in particolar modo per quel che attiene le politiche di integrazione degli immigrati. In Inghilterra, così come in Spagna e in Francia, ciò che salta subito all’occhio è certamente la presenza di un ambiente multiculturale, sintomo inequivocabile di un costante e non demagogico intervento dei governi locali, un intervento che ha condotto negli anni a un alto livello di integrazione degli immigrati, ottenendo un arricchimento socio-culturale di ogni cittadino e un benefico impulso in ogni settore, sia pubblico sia privato. Questo saggio modo di agire ricalca ciò che ho definito “spirito europeo”, cioè quel modo di fare che, nella sua più ampia accezione del termine, dovrebbe stare alla base di ogni moderna società civile. Il “modus operandi” italiano si pone invece, paradossalmente, in perfetta antitesi con questo spirito, distanziandosi da quel paradigma di integrazione e tolleranza largamente condiviso da molti paesi europei. Ingiustificati e demagogici “allarmi sociali”, veicolati attraverso gli organi di informazione, allontanano l’indispensabile processo di integrazione degli immigrati, ingenerando deleteri effetti collaterali come, ad esempio, la recente legittimazione delle “ronde cittadine”. Di questa Europa in continua evoluzione, continuiamo a mutuare soltanto i peggiori modelli, trascurando irresponsabilmente di attingere a quei valori che un tempo ci appartenevano ma dai quali oggi siamo sempre più pericolosamente lontani.

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