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Primavera malthusiana

19 Marzo 2009 alle 14:15

La vocazione eugenetica dell’Occidente ateo-materialista sta vivendo una tardiva primavera. Le sue idee-forma, costrette allo stato larvale fin dai tempi di Malthus, ora sbocciano al calore febbricitante di una civiltà malata, invecchiata e senza guida. I paralogismi folli di coloro che individuano nella sovrappopolazione mondiale il problema principe di “Gaia” o “Gea” – come viene chiamato il nostro pianeta dalle scuole ambientaliste più “profonde” – arrivano a considerare l’uomo come “il cancro della natura” (V.R.Potter, uno dei padri dell’ecologismo, in “Bioethics, bridge to the future”) e a teorizzare la necessità di un “dimezzamento dell’attuale popolazione mondiale” (Gary Sneyder). Queste leccornie vengono servite in salsa democratica, per renderle “giuste”, sebbene il bersaglio principale della decimazione demografica sia il terzo mondo, che procrea troppo e va aiutato a meglio “autodeterminarsi”. Mass-media, comunità scientifica e governi: tutti entusiasti. Così l’AIDS in Africa (una manna per gli ecologisti profondi) viene “curato” con una pioggia di profilattici che, oltre a non risolvere il problema, aiutano a non procreare. I sacerdoti di “Gaia” saranno anche illuminati, egalitari e terzomondisti, ma una cosa è certa: disprezzano i negri.

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