cerca

Ratzinger, l’uomo combattuto e odiato perché il più vicino alla verità

13 Marzo 2009 alle 10:30

Nel mio percorso di avvicinamento al cristianesimo, nonostante io sia tuttora distante dalla destinazione, il papa tedesco è stato determinante, sicuramente più di Wojtyla, così mi sono posto una domanda: perché Ratzinger è combattuto, e con tale rabbia, che rasenta l’odio? Non che abbia una risposta definitiva, però ci provo. In un mondo “iperdialogante” che non vuole più alcuna verità, figuriamoci la Verità cristiana, Ratzinger si presenta come conflittuale, per nulla interessato al dialogo, che sembra ritenere addirittura inutile, compreso quello interreligioso, infatti dal suo insediamento è peggiorato il rapporto dialogico con il mondo laico e le altre confessioni; il problema è che il dialogo prevede un incontro più o meno a metà strada, e Lui sentendosi il faro, pensa che sono gli altri che devono seguirlo. E’ estremamente sicuro, se non della Verità cristiana (che non è “provabile”), della verità sul mondo, per perdere tempo con il dialogo. Se atei, agnostici, islam, protestanti ed ebrei non mi seguono, amen, sembra dire. La Chiesa va avanti. Questo atteggiamento di sicurezza intimorisce. Gli avversari hanno paura, paura della sua sapienza e della sua superbia, perché è la persona che più si avvicina alla verità, perché è in grado con il ragionamento che parte da delle certezze, di sgretolare le loro incertezze. E questo lo hanno capito. Per farla breve, può provare, se non che Cristo è Dio e figlio di Dio, quantomeno l’esistenza di Dio. Che non è poca cosa. E i Suoi avversari per questo lo temono.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi