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Moriremo di cemento?

13 Marzo 2009 alle 19:30

Che Berlusconi sia un genio è vezzo riconosciuto dal globo terraqueo. Che abbia intuizioni di matrice esoterica è acclarato come acqua che scorre, esoterismo nel senso di andare oltre la conclamata capacità dell'uman agire. Però le intenzioni sulla deregolamentazione edilizia contengono in nuce due enigmi di cabalistica soluzione: privare di autorizzazioni sistemazioni edili è la panacea anti-crisi oppure più mestamente rappresenta il volano palazzinaro-cementifero dell'asfittica penisola ingrigita? Dirimente l'azzardo, oscura la soluzione. Per me che sono il re degli imbecilli tale trovata rappresenta figurazioni di paura. Paura della colonna, timor panico del calcestruzzo, inverecondia della cazzuola. Prevale la sensazione che il Belpaese diventi sempre meno bel e più paese in accezione claustrofobica. La Bellezza in Italia ha finito di essere nel Rinascimento, poi solo qualche scheggia di superfluo che è sfociato nell'anti-bello anni settanta e seguenti. Ora abbiamo disonorato la memoria di Leon Battista Alberti e Filippo Brunelleschi rendendo orrido anche l'elementare. E allora possiamo consentire anarchie di costruzioni quando lo spirito italico è così animale da disconoscer la tratta di confine tra il nauseabondo e il sublime? Appare sensata la costruttività in odor di rilancio economico? Non sarà il prezzo troppo oneroso per gli occhi alienati oramai nell'assunzione di parametri fecal-architettonici? Sento odor di brutto che avanza, respiro metri cubi di calce oltre ai già decantati che allietano prospettive senza senso. Forse la mia inveterata non-intelligenza è poco prensile a coglier aspetti di patente rilevo risolutore. E allora la deregolamentazione sarà colpo di genio, i consumi torneranno, l'occupazione salirà, le curve della ripresa ascenderanno. Basta che dal mio balcone non continui a coglier sconcezze dalle stimmate di cemento armato.

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