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Noi Reaganiani duri e puri

10 Marzo 2009 alle 08:00

Con il cuore sanguinante e la mente sbigottita, noi reaganiani duri e puri constatiamo che oggi un qualunque presidente, sia esso il piissimo Bush sia esso il trendy Obama, ha poteri che gli consentono di prendere quanto denaro vuole dai tax payer e regalarlo a chi vuole. Eppure da ciò ci viene una lezione importante, che forse avevamo dimenticato per esserci assopiti su troppe parole e idee artefatte: il potere, per sua natura, è arbitrio e discrezionalità, ossia tende per naturale istinto a considerare cosa sua la vita, le cose, le opinioni di chi ha accettato la sua protezione e autorità. Da ciò ne consegue che i sistemi di diritto, in particolare la retorica giuridica del costituzionalismo, le regole istituzionali attraverso le quali il potere si legittima e si rende riconoscibile, le presunte tradizioni vincolanti, nient’altro sono che una convenzione, magari necessaria, ma sempre occasionale e momentanea, che fissa per un certo periodo i limiti di ragionevolezza oltre i quali non sarebbe saggio imporre, ai soggetti della proprio cura, determinate imposizioni e coercizioni. Così ne viene fuori limpidamente che il vero limite al potere altro non è che il ‘common sense’ , che non è il senso comune, ma il comune sentire. Se una qualche decina di anni fa, un presidente avesse fatto quello che ha fatto Bush o Obama con i soldi di un cittadino americano, questo quasi certamente avrebbe preso la sua colt e sarebbe andato a far visita al più vicino ufficio federale del Tesoro e avrebbe poi trovato il plauso di tutta la stampa più accreditata. Se oggi niente di tutto ciò è accaduto, vuol dire che il comune sentire americano è profondamente cambiato, e riuscire a capire come e perché probabilmente sarebbe una importante finestra sul futuro prossimo della civiltà occidentale.

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