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Lingua biforcuta

3 Marzo 2009 alle 21:45

Tempo fa leggevo un commento che lamentava le insidie linguistiche legate ad acronimi ed eufemismi che produrrebbero una errata percezione delle cose, mascherando il vero significato delle cose e sviando irrimediabilmente l'interprete. Così IVG o DAT avrebbero il potere di neutralizzare le implicazioni morali di un infanticidio o di un omicidio che nel migliore dei casi vede la vittima consenziente. Ma, ammesso che una teoria del genere abbia un senso, perchè limitare il discorso a sigle e perifrasi e non comprendere il linguaggio nella sua interezza? Fu il più grande dei Maestri orali a dire che tutto ciò che si aggiunge ad un sì e ad un no appartiene al maligno; prima di Lui i sofisti e la retorica suscitavano, tra i massimi pensatori dell'umanità, serie perplessità sulla natura del rapporto tra linguaggio e verità. Credo che la questione sia esattamente opposta e che sia la sostanza ad ingannarci e non la forma ma, per restare nei termini della premessa iniziale, mi chiedo: cosa significa esattamente che l'aborto è un omicidio ma la madre che decide di abortire non è un assassina; oppure che Eluana è stata uccisa ma suo padre che ne ha di fatto deciso le sorti non è un omicida? Sento puzza di maligno.

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