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Laicità

3 Marzo 2009 alle 15:12

Ieri Nadia Urbinati su Repubblica sottolineava come dovrebbero essere gli stessi credenti a volere uno stato laico, in cui ciascuno è libero di scegliere se credere e in cosa credere, senza imposizioni da parte dello Stato. Perfettamente condivisibile per chi come me crede che la laicità sia innanzitutto la difesa dell’autonomia della religione dallo Stato. Peccato che da questa premessa si arrivasse a negare la possibilità per i credenti di portare la propria visione del mondo e dell’uomo anche nella vita pubblica. Credo che ci sia molto spesso una vera e propria incapacità da parte di chi non crede di andare oltre il naturalismo, di capire che chi ha a cuore la vita dell’embrione o di un malato terminale ha a cuore la vita dell’embrione o di un malato terminale e non il catechismo della Chiesa Cattolica. O forse è più laico bandire ogni discussione sul dogma che un embrione non è un essere umano, basato su conoscenze scientifiche di 40 anni fa? oppure dare dignità giuridica – visto che quella scientifica l’ha persa - alla definizione di stato vegetativo permanente, cioè irreversibile, come se la neurologia fosse una scienza esatta, ma ignorandone i più recenti traguardi seguendo l’esempio eminente dei giudici della Suprema Corte?

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