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Josè 'maverick' Mourinho

3 Marzo 2009 alle 17:42

Josè Mourinho è l'ultimo maverick piombato nel campionato di calcio italiano. O almeno così vuole apparire a noi nostalgici del tempo che fu, degli anni belli di Nereo Rocco e Oronzo Pugliese. Anni eroici e senza moviole. Il lunedi a raccontare il campionato in un'Italia anche allora spezzata dal calcio c'erano due firme formidabili. Uno era il campione dei neologismi, capace di trasformare la cronaca di una partita in un racconto avvincente. Si chiamava Gianni Brera, era salito sui monti con i partigiani, ricordava le brume del nord e i pulviscoli dei film di Wayda. L'altro era salito da Napoli per raccontare da una radio storica in piazza San Martino, a Bologna, nel '45 la liberazione dalle truppe tedesche. Si chiamava Antonio Ghirelli e portava sulla pelle il sole del midì a fare da sfondo ad atmosfere che sarebbero piaciute ad Almodovar. Alla radio, da bordo campo, allora davanti a un microfono, c'era Nicolò Carosio. Erano anche gli anni di un calcio scomparso che aveva avuto anni prima nel grande Torino schiantatosi sulla collina di Superga il suo insuperabile protagonista. Undici granata, undici italiani, campioni imbattuti di un glorioso sciovinismo calcistico. Mourinho il portoghese guida nel campionato italiano la più sfrontata delle legioni straniere. Oggi ha confezionato un monologo di sette minuti infarcito di 'prostituzione intellettuale', di sfrenato egocentrismo, di previsioni amare per le avversarie della sua Inter, di accuse di favoritismi arbitrali. Imperdibile guascone ha avuto una spiegazione per tutto. O quasi. Una domanda è rimasta senza risposta. Perchè alla sua Inter da un anno non fischiano un rigore contro? Se lo avesse spiegato gli si poteva credere sulla parola anche su tutto il resto. Così, invece, sono solo bavardages di uno che recita bene a soggetto. E' cabaret.

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