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Paradigmi

27 Febbraio 2009 alle 17:43

Caro prof Fornero, non ho le sue competenze filosofiche, però ho un dubbio. Sono un credente. Disponibilità o indisponibilità della vita sono i due paradigmi in gioco. Aborto ed eugenetica rientrano a pieno titolo nel tema. Il fine vita è in quest’ambito, se lo si guarda sotto il profilo teoretico o logico (o sbaglio?). Dal punto di vista esistenziale no. Una vita che viene interrotta è, indipendentemente dall’essere atei o cristiani, una perdita per il gruppo sociale di riferimento. Inoltre, posto che non sia un bruto, il privarsi di una vita è devastante come effetto in chi lo pratica. Il fine vita nei numerosi casi in cui si presenta è di per se una perdita inevitabile, e succederà a tutti. La vita ha fatto il suo corso. Interrompere una terapia inutile non è disporre della vita, è semplicemente aiutare a trapassare nel modo più indolore possibile ciò che è già in potenza: il ritorno al nulla per l’ateo e il ritorno al padre per il credente. Credo sia qualitativamente diverso rispetto agli altri due casi. A me sembra un errore partire dalla definizione di terapia e non dal risultato della terapia. Cibo o antibiotico producono anche parzialmente una possibilità di vita? O il tumore proseguirà implacabile? Si o no? In casi radicalmente diversi uno schiaffo o una carezza sono una terapia perché producono effetti. Il coma irreversibile è definizione difficile. Il corpo vive ma è slegato dal resto. Se l’uomo è corpo e anima uno dei due elementi è altrove incrinando l’unità. Sul piano esistenziale non è, a mio parere, disporre della vita se la si scioglie interrompendo la terapia che non darà alcun risultato. Sul testamento biologico, come molti, ho seri dubbi e lo vedo più un mezzo per pacificare le coscienze che altro, perché sono evidentissimi i limiti. Preferirei una chiara definizione di ciò che è accanimento terapeutico da ciò che non lo è. O anche questo è un paradigma insolubile? Infine credo che questo governo e questa opposizione faranno un pasticcio tremendo. Troppo impegnati a valutare quanti voti si prendono o a cavalcare l’antiberlusconismo. Il mio alle Europee non lo darò a nessuno, e andrò al mare. Con gratitudine per lei e per Ferrara (di cui non condivido la posizione) ma che ha il grande pregio di dare ampi spazi al tema.

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