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Anche prima dell'edificazione viene l'orgoglio

26 Febbraio 2009 alle 18:15

Il problema è che non si sa mai, prima, se si otterrà l'uno o l'altro risultato. E' la classica domanda ("dove andremo a finire?"), che il clericale/assolutista si pone in termini retorici, ma cui in effetti è difficile dare una risposta, perchè del domani non v'è certezza. Siccome, invece, del passato sappiamo qualcosa di più, è certo che, senza un pò di orgoglio staremmo ancora tutti sugli alberi a grattarci le pulci. L'orgoglio, peraltro, spesso non è nulla più del riconoscimento di un dato di fatto. Posso fare una cosa. Posso decidere di non farla. La faccio o no? Per esempio mi può capitare di stare 17 anni incosciente, caso fortunatamente rarissimo. Delle due l'una: posso decidere di interromperla (se la vita è disponibile a me), o mi deve essere vietato (se è disponibile ad altri). L'"indisponibilità" è solo un paradosso, buono per le chiacchiere dei dotti. Che si fa? Prima che la tecnologia inventi altro, che il caso smetta di essere rarissimo, che gli anni diventino 1000 e che infine capiti a me, si potrebbe avere una risposta rispettosa della realtà delle cose? La Chiesa, come tutte le cose secolari, come già fatto, al suo tempo, seguirà.

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