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Nonostante le buone intenzioni

25 Febbraio 2009 alle 15:30

Leggendo le proposte di legge sul testamento biologico, appare chiaro quanto sia delicata la materia che si tenta di regolamentare e quanto sia presente il rischio di scivolare in un territorio dove il confine tra diritto alla vita e “diritto alla morte” è sempre più sottile. Anche il, pur apprezzabile, ddl Calabrò lascia perplessi su alcuni punti: - limita di fatto l’operato del medico che, di fronte a situazioni particolarmente gravi, per legge avrebbe il dovere di consultarsi con il fiduciario prima di prendere qualsiasi decisione, anche in caso di urgenza ( art.8-3) - il consenso al trattamento medico del minore è accordato o rifiutato dagli esercenti la potestà parentale o la tutela ( art.4-7) in apparente contrasto con l’art. 5-2 che recita: "Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il soggetto dichiara il proprio orientamento circa l'attivazione e non attivazione di specifici trattamenti sanitari, che egli, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, è legittimato dalla legge e dal codice di deontologia medica a sottoporre al proprio medico curante". Mi limito a citare questi esempi per evidenziare come sia difficile , anche se si è mossi dalle migliori intenzioni, stabilire per legge principi che attengono alla sacralità della vita, il cui valore è al di sopra di qualunque articolo di legge o regolamento da rispettare.

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