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Il preservativo mediatico

25 Febbraio 2009 alle 17:00

Perché ci si azzuffa nella corsa ad occupare i luoghi eterei della informazione? Il potere sa che il medium non è neutro, ma neutralizzante. La democrazia mediatica nel momento stesso che chiede il consenso lo devitalizza; La politica è un erotica delle passioni che non può raggiungere l'orgasmo rivoluzionario se non si trova alla presenza reale di un nemico. Il consenso o il dissenso (i fischi e gli applausi) producono un'azione diretta, confermano o mettono in fuga chiunque si proponga come capo di un partito o di una nazione. I grandi talenti musicali non hanno evitato i fischi della platea, mentre in televisione non c'è corvo canterino che non meriti un applauso. Nel foro romano chiunque osasse prendere la parola in pubblico non era certo di ritornare a casa. Sarebbe stata possibile la riforma agraria dei Gracchi con altoparlanti e schermi televisivi? La democrazia mediatica è la tirannia del nostro secolo. La nomenclatura italiana non è una campionatura fedele delle intelligenza politica e culturale della nazione, se i simulacri viventi nelle istituzioni sono così difformi dalla specie nazionale, dovrà pur esservi una causa! La satira politica , così acerba, non significa che la distanza tra la realtà e la sua rappresentazione è abissale? Nel '48 i comizi elettorali erano pieni di passione politica e la democrazia si è fortificata in quegli agoni, ora la politica è divenuta una quadriglia carnevalesca, ognuno si scambia posto e ruolo e dicono che questa è democrazia, sì democrazia senza carne e sangue, Non aveva detto un grande stratega e principe austriaco che l'Italia è regno dei morti? E noi non abbiamo nella nostra epopea risorgimentale una evocazione dei morti a risorgere dai loro avelli?

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