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Englaro returns/2

25 Febbraio 2009 alle 08:00

La sonora batosta a seguito del referendum sulla legge 40 non l’hanno presa “lorsignori”, ma quelle coppie che oggi tentano a tutti i costi di diventare genitori e che per semplici ristrettezze economiche non possono far a meno di rivolgersi al servizio sanitario nazionale, subendone gli anacronistici divieti. Chi può permettersi gli alti costi dell’intera procedura, compresa la degenza in strutture private estere, a pochi Km dai nostri confini, è già partito o si trova in procinto di farlo, come confermano le statistiche. Costoro, della legge 40 e di tutta l’etica cattolica, non sanno proprio cosa farsene, anzi non sanno nemmeno cosa sia. E’ sempre accaduto. Quando l’aborto era penalmente perseguibile, le figlie del popolo si rivolgevano di nascosto alle “mammane” rischiando spesso la vita; le figlie delle famiglie "per bene", viceversa, andavano in Svizzera per una breve vacanza. Oggi accade ancora la stessa cosa: abortire in un ospedale pubblico, anche se consentito, vuol dire fornire tante spiegazioni, mettersi in fila, perdere tempo prezioso e magari subire pure le angherie e i dispetti di qualche medico obiettore di coscienza di facciata. Nelle cliniche private è tutta un’altra musica purché si paghi adeguatamente e sull’unghia. In poche parole non si può scherzare con la morale pubblica: quella di facciata poi va salvaguardata ad ogni costo. Se così non fosse non si capirebbero i tanti perché degli attacchi contro il sig. Englaro o il sig. Welby. Se papà Beppino avesse riportato la figlia a casa e nell’oscurità della stanza esaudito in qualche modo il suo desiderio, come fanno molti del resto, oggi nessuno saprebbe di Eluana e nessuna crociata sarebbe in atto. A dire il vero, un simile comportamento, io continuo a definirlo ipocrita più che etico, ma si tratta forse soltanto di una mia inguaribile ingenuità, non di facciata.

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