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Tra contrasti e disegni oscuri

24 Febbraio 2009 alle 17:16

Nel dramma del signor Englaro si poteva anche ravvisare l’eco di una personalissima nobiltà di intenti, vanificata però dalla volontà di renderlo crociata pubblica e invischiarne la politica creando un precedente dai risvolti potenzialmente pericolosi per ogni indifeso. Lo scopo è stato raggiunto, se qualcosa diventa di dominio pubblico, prima o poi, per il semplice fatto che se ne parli, deve essere codificato, in una morale ormai rinnovabile a piacimento e leggi riparatrici la verginità perduta. Il dubbio è una grande risorsa se è vivificante, ma il mondo disegnato dopo la sconfitta del male incarnato in politica e istituzioni lo ha reso mortifero, anzi ha ripreso i frutti di quel male, espunti dall’impresentabilità delle sue espressioni ideologiche, dandogli volto e parole gradevoli, al riparo delle intangibili astrazioni della democrazia e della libertà. E’ improprio in questa critica vedere l’esclusiva matrice clericale o fideista: da laici basta limitarsi a raccogliere i frammenti di quel buon senso disgregato dall’inerzia, dal conformismo e dalle mille contraddizioni che, ignari, viviamo e traduciamo in pronunciamenti di tolleranza - cioè una educata insofferenza -per il presunto medioevo altrui e nella corsa di un progresso cui estirpiamo umanità e radici. L’ “affaire Eluana” non sarà stato un complotto, non la nuova breccia di Porta Pia con le brigate eugeniste in vece dei bersaglieri, ma certo un’esperienza il cui esito esprime una libertà legalitaria in forma di futura cappa opprimente più che garanzia di limpida e personale volontà.

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