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Contrasti

24 Febbraio 2009 alle 10:15

E’ auspicabile che il dialogo fra credente e istituzione chiesa sia sempre presente. Senza questa tensione dialettica il popolo di Dio diviene solo un soggetto passivo e non attivo nell’elaborare la propria fede che non è data per sempre, come comunemente si crede. Per capirci: “Chi dite che io sia” non è domanda rivolta solo a Pietro 2000 anni fa: è domanda qui e ora per tutti. Per lunghi secoli la disputa sul Sacramento ha dominato le scene. Pochi anni fa, senza grande risalto sui media, è stata risolta. Ciò a dire che la chiesa riflette su se stessa e non sempre le posizioni che ha sono inamovibili. Questo non sminuisce la chiesa ma la rende grande! Comprendo i timori delle gerarchie sul tema del fine vita e comprendo la loro posizione. Il signor Englaro? Il tema non è lui. Non comprendo invece Ferrara che evoca Goebbels e l’eugenetica che è cosa assai diversa, né condivido chi parla di apostasia con toni medioevali ascrivibili ad un imam fanatico. Altri mi sembrano cristiani d’allevamento. Tuttavia è opportuno esprimere opinioni anche diverse senza temere chi ti apostrofa in un modo o nell’altro. Il Magistero va rispettato, ma non mi convince l’idea di accettare ipocritamente ogni parola per poi a tu per tu con qualche amico criticarle. Ah già scusate! la coscienza individuale, un inutile dono di Dio! I vescovi spagnoli hanno elaborato un testo che condivido. Punto. Nel 4° sec DC i Credenti, anche quelli comuni, discutevano animatamente sulla Trinità, con posizioni diversissime. Ora lo si può fare in un blog ospitale e ben fatto.

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