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Parti eguali tra diseguali

20 Febbraio 2009 alle 17:00

Molto in voga l'argomentazione sulla reciprocità. Domanda classica. Perchè se un nero vota un nero (perchè nero), è un democratico, mentre se un bianco vota un bianco (perchè bianco), è razzista? Perchè un gay si offende per frasi che non toccano un etero? Semplice. Perchè la storia (orribile) non è abbastanza lontana, è quasi cronaca. Anzi, è cronaca. Basta andare in uno stadio, a verificare quali parole siano ancora oggi usate come insulti, per capire che essere negri, ebrei o froci non è ancora esattamente come essere metalmeccanici o castani. Ovvio che chi appartiene a una di queste categorie (A) abbia una giustificata ipersensibilità. Ovvio che l'altro (B), se non vuole offendere, stia attento a quello che dice. Ovvio che A se lo aspetti. Ovvio che B si aspetti che A se lo aspetti. Ovvio che, se B non lo fa, A interpreti come provocazione intenzionale quello che (se B fosse un marziano ignaro) potrebbe essere solo una frase casuale, da accettare senza malizia. Ed ha ragione: se B vuole insultare senza darlo a vedere, farà proprio così. E' il meccanismo che porta alla correttezza politica, ridicola ma necessaria. L'unica cosa, in tutto ciò, che non trovo necessario, è l'ipocrisia del "normale" che pretende "reciprocità" dal "diverso", e dissimula l'intolleranza dietro l'ironica noncuranza della correttezza politica. Che non è nulla di male. E' solo buona educazione.

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