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Candore

20 Febbraio 2009 alle 18:00

Sono stupito e anche un po' sconcertato dal candore che traspare da alcune posizioni pro-eutanasia. Primo problema: il silenzio è assenso? Se morire rapidamente, in alcune situazioni, è un diritto, chi non ha espresso una chiara e certificata volontà come verrà trattato? E pazienti che non possono, o non sono mai stati in grado di esprimere una volontà? Chi deciderà per loro, i parenti? In modo disinteressato (vedi eredità)? Il tutore, anch'egli disinteressato (magari coinvolto nella gestione di cliniche o case per lungodegenti)? Il medico di famiglia (che contravverrebbe al Giuramento e al Codice Deontologico rischiando di non poter più esercitare la professione)? E dopo quanto tempo togliere alimentazione e idratazione? Un anno? Cinque anni? Il giorno prima di una sentenza su un risarcimento a beneficio del paziente? Oppure il giorno prima di un sentenza di risarcimento per un incidente provocato dal morituro? Sarebbe la morte non solo del paziente, ma del diritto per quanto riguarda la responsabilità civile e penale! E il problema dei trapianti? Andrebbero rivisti tutti i protocolli per l'espianto e verrebbe rivoluzionato il concetto di morte cerebrale e soggetti espiantabili. Cosa distinguerebbe, infatti, dal punto di vista legale, un paziente cerebralmente morto (elettroencefalogramma piatto) da un altro avviato all'eutanasia, anche se con elettroencefalogramma non piatto? E poi perchè morire disidratati, danneggiando organi che potrebbero salvare altre vite? Dove sono i valori laici che dovrebbero essere insegnati alle nuove generazioni? Insomma, la questione è molto complessa, davvero, e la semplificazione che alcuni ne fanno non è corretta.

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