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Veltroni, vittima del fuoco amico

18 Febbraio 2009 alle 18:45

Nel suo appassionato e patetico congedo, Veltroni ha augurato al suo successore di non avere lo stesso trattamento a lui riservato, chiarendo definitivamente che è stato vittima degli attacchi e delle trame ordite all’interno della sua coalizione. Eppure non si è soffermato tanto su questo aspetto, quanto sul solito attacco a Berlusconi, protagonista di una egemonia basata esclusivamente su disvalori, secondo un leitmotive che hacaratterizzato tutta la sua gestione. Non è possibile che il PD continui ad arrogarsi la esclusiva dei valori in una sorta di manicheismo fondamentalista in base al quale tutto il bene sta da una parte ed il male dall’altra. Questa arroganza culturale, prima che politica, non porta lontano , tanto meno alla costruzione di un partito moderno realmente riformista. E’ un atteggiamento che viene dal passato , è ciò che in termini gramsciani si sarebbe definito il tradimento dell’intellettuale. Tra l’altro, questa forma di intellettualismo dottrinario fa trasparire la mancanza di un progetto politico reale e autonomo , basato non sulle teorie ma su proposte concrete. Perciò il quesito da porsi è se ha fallito Veltroni o il suo progetto politico. In altri termini bisogna capire se le due anime oggi all’interno del PD riescano a coesistere e a dar vita ad un progetto comune, senza riserve e senza retaggi ideologici. La storia politica , anche recente, ci insegna che questa sintesi si può realizzare a condizione , però, che ci sia la presenza di una leadership forte e autorevole. Al momento questa presenza all’interno del PD non sembra materializzarsi.

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