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re: sul dolore innocente

18 Febbraio 2009 alle 09:00

Ringrazio per l'accoglimento del topic. Detta così suona semplice, e infatti il discorso sta in piedi con lo stesso escamotage con cui in matematica si gestisce l'infinito. In matematica si utilizza disinvoltamente l'infinito, attribuendogli un nome e trattandolo quindi come un numero, speciale sì, ma un numero. E invece lui stesso rappresenta tutti i numeri. Bene, nell'intervento che ricalca la posizione della Chiesa tutto fila e sta insieme grazie alla parola mistero, che è trattato come tutte le altre parole ma le contiene tutte. Il problema è che tutto noi trattiamo positivamente e vagliamo col discernimento del nostro cuore, mentre la sofferenza del giusto è la discontinuità, è l'infinito, è il punto singolo. Questo intendo, non che io abbia la sciocca pretesa di comprendere il mistero (contraddizione nei termini), ma davvero quello è il centro di tutto. Tutto noi trattiamo con logica, con discernimento, anche l'aborto, l'eutanasia, l'etica nell'economia, tutto. E tutto collima in modo mirabile con Dio Amore. La sofferenza dell'innocente stride e si può non comprendere ma solo intravvedere nella Croce di Cristo. Volevo solo dire che questa è un'enormita, ed è una tale pietra d'inciampo (specie per i credenti) che occorrerebbe usare tutte le forze per annunciarla in modo efficace. Questa è l'essenza del cristianesimo, mentre la maggior parte delle persone pensa che sia essere educati, non mettere il preservativo o non staccare spine. Noi invece siamo maleducati, spesso scopiamo senza fare l'amore, nelle sofferenze quotidiane spesso ci ribelliamo e invochiamo il male e la morte, ma abbiamo aperto il nostro cuore al Mistero, avendo assaggiato un pezzo di Verità.

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