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Benigni il furbo

18 Febbraio 2009 alle 14:00

Benigni a Sanremo ha fatto una performance prevedibile: divertente e pevedibile. Quando si limita a fare il comico lo fa bene, nulla da dire (di certo meglio di come ha fatto "Pinocchio" o "La tigre e la neve"...). Ma quando si erge a novello Salomone non convince proprio. Quando ha attaccato con la difesa d'ufficio dei gay ha fatto un'operazione pelosetta: si è voluto garantire la compiacenza del caloroso e pubblico omosessuale nonché si è garantito qualche benemerenza importante all'interno della stessa lobby. Una nota "tecnica": quando Benigni legge qualcosa, che si tratti di Dante o, come ieri, di Wilde, lo legge sempre con la stessa intonazione, di fatto trasformandolo comunque in una cantilena monotona. Terribile. Ultimo appunto: ma che operazione meschina è quella di dare la croce addosso a Povia con quella violenza? Benigni è arrivato a far balenare l'immagine dei campi di concentramento nazisti per i gay! Per cosa? Per una canzone che si limita a dire la sua sulla possibile origine dell'omosessualità, affermando semplicemente che a volte è più facile diventare gay in seguito all'ambiente in cui si vive. Però per Benigni questo equivale a sterminare gli omosessuali. Mah, che vergogna...

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