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Sul dolore innocente

17 Febbraio 2009 alle 14:00

Un lettore sosteneva che ha ragione Mancuso: il dolore innocente è ancora da spiegarsi dalla Teodicea. Non ne vedo la ragione. Ho letto Mancuso, ne ho apprezzato lo stile cristallino, ma so che piace ben più agli atei che ai credenti, e che aiuta i primi a rimanere tali. Ora, quello che Mancuso non pare avere compreso è che non c'è nulla da spiegare...il dolore innocente è in primis quello di Cristo. Di fronte a un bambino che soffre o a un'Eluana, come di fronte a tutti noi (che pur non soffendo simili pene, soffriamo tuttavia), c'è solo da guardare al Cristo. Affermare (più o meno esplicitamente) che il dolore è inaccettabile, significa aver frainteso che la salvezza si opera per suo mezzo. Perchè, ecco qui, nessun dolore è davvero totalmente innocente: c'è sempre il peccato originale, da cui Cristo (Egli sì innocente perfetto) ci ha redento, ma dalla cui pena non saremo liberi se non l'ultimo giorno. Mancuso lo nega, anche eprché non ne comprende il motivo. Non è solo. Neanche Agostino capiva a fondo perché il corpo dovesse espiare ancora pur dopo la Resurrezione...ma, dice, Cristo risorse e si mostrò agli apostoli, solo dopo ascese. Così noi avremo una resurrezione doppia: prima l'anima entrerà in comunione con Lui, poi risorgerà anche il corpo. Perché? Non lo sapremo fino in fondo qui e ora. Ma non volerlo accettare non fa che renderci più aridi e malvagi.

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