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Le ronde? E' sussidiarietà, non squadrismo

17 Febbraio 2009 alle 17:00

Massimo D'Alema ha definito l'ipotesi del Governo di coinvolgere le ronde dei cittadini nel controllo del territorio "un imbarbarimento del Paese con il rischio di far aumentare la violenza" (Corriere della Sera di oggi). Eppure, a leggere il testo del DDL sulla sicurezza (Atto Camera n. 2180), si scopre che il relativo articolo (52) così recita: "Gli enti locali, previo parere del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale." Il testo, dunque, esclude ogni ipotesi di "giustizia fai da te" e chiama i cittadini, in sintonia con il principio di sussidiarietà di cui all'art. 118 Cost., a mere funzioni di supporto rispetto alle prerogative delle forze dell'ordine, come ha ben sottolineato il Sottosegretario Alfredo Mantovano. Nessun vituperato farwest, insomma, ma solo coinvolgimento, su base volontaria, di coloro che rinuciano all'indivualismo indifferente e fanno comunità contro l'insicurezza. Viene allora il sospetto che, dietro questa polemica, si trinceri una questione culturale: il primato che la sinistra ha sempre riconsociuto allo Stato e all'apparato pubblico rispetto ai diritti naturali delle persone e delle comunità; quello stesso primato che consente di trincerarsi dietro formalismi cavillosi di diritto costituzionale per sacrificare la vita di una persona disabile.

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