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L'insostenibile leggerezza del nulla

13 Febbraio 2009 alle 14:30

ieri su Repubblica l'illuminato Saviano ci ha detto la sua sul caso Englaro - lo aveva già fatto, ma ora abbiamo il cartaceo. Ebbene lui, come molti altri, si rallegra e considera più degno di ogni altra considerazione il fatto che Eluana sia stata fatta morire "all'interno delle istituzioni", secondo un iter giuridico. Si rimane allibiti. Volerci far credere che la morte data diventi un atto da rispettare per il solo fatto che sia stata impartita "secondo le regole" è agghiacciante. Io, personalmente, credo che sarebbe stato meno incivile (perché, tanto, solo di gradi di brutalità si discetta) uccidere una persona al di fuori delle regole, nell'illegalità invisibile. Se dovessimo seguire la bussola di Saviano, secondo cui tutto ciò che è fatto secondo le regole è giusto al di là del vaglio delle stese regole, dovremmo rivalutare i milioni di morti dei regimi totalitari, uccisi seguendo ineccepibili procedure burocratico-legali. Tutto ciò fa venire i brividi, anche al di là del caso singolo, perché ragionare in questo modo significa pensare che tutto ciò che è legale (o legittimo) sia per ciò stesso giusto, senza preoccuparsi di capire se quella che si sta applicando è una norma (in questo caso creata da una sentenza) giusta e umana o disumana e selvatica. Il fine non giustifica i mezzi: seguendo Kant, ogni legge individuale deve poter diventaremlegge universale. E proprio non ci siamo.

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