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Tutto è compiuto

10 Febbraio 2009 alle 21:35

Quante ne abbiamo dette (e udite) in questi ultimi tempi, in questi giorni in particolare, ma, parlando lingue diverse, non ci potevamo capire. Ora “Tutto è compiuto”, come disse Qualcuno duemila anni fa. Ma questa mattina sono rimasto allibito, quando ho letto, nel sottotitolo di un giornalone: “In Procura un vertice per decidere sull'autopsia”. Un vertice? Mah! Quante cose sto imparando in questo mondo nel quale qualcuno mi ha depositato per sbaglio, circondato da una selva di diritti e libertà dai colori sgargianti, ma sempre più infestanti. E dove mio padre mi ha imbottito di “principi”, di “doveri” e di “valori” appassiti e scoloriti. Certo: in un mondo nel quale nessuno (neanche uno promosso a dittatore) è stato capace di fermare una funesta operazione autorizzata da un decreto di volontaria giurisdizione emesso extra legem; nel quale il pericolo imminente di vita di una persona non rappresenta motivo d'urgenza, ci sarà anche l'obbligo di un laborioso vertice per una sacrosanta autopsia, che si fa non solo per uno che sia stato avvelenato, ma anche per uno cui sia stata mozzata la testa. Ma anche per giovani ammazzati da pirati della strada e che i genitori (non allineati) avrebbero voluto onorare donandone generosamente gli organi: no, non si può salvare due vite, tre vite, perché bisogna procedere all'autopsia. Ora mi auguro che finalmente sia approntata con la massima celerità (in giorni o in settimane, non all'italiana) una legge che impedisca per l'avvenire altre avventure: legge che si sarebbe dovuto emanare già quattro anni fa, quando si compì il sacrificio della povera Terri Schiavo (che nel Paese amico non si è più ripetuto).

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