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A Eluana

10 Febbraio 2009 alle 16:20

Immemori, circondammo quel corpo, anno dopo anno, non di pietà, né di amore, ché non ci apparteneva, ma d’acqua e pane, perché restasse, come su uno scranno, a fronteggiar la Morte, che ella più non temeva. E quando infine morì, ché nulla sfugge ai generosi abbracci della nostra ripudiata Sorella, orride bocche latrarono mefitici guai, al cielo, che s’aperse, e di grigia cenere asperse il nudo capo, e ipocrita, di mille e mille vocianti sapienti, ch’aveano inteso legar Dio e la Morte, con l’arti idrauliche, alle tiepide membra di un’amica silenziosa, viluppi mostruosi e invisibili dell’orrido sogno, di fotter la tomba mutandola in branda…

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