cerca

La fonte del diritto: Dio o l'imperatore?

6 Febbraio 2009 alle 10:00

Ci sono molte analogie fra la società del tardo impero romano e quella attuale in Europa. Si può dire che è stata restaurata la divisione fra humiliores e honestiores, fra i cittadini che si riteneva non avessero un orizzonte di valori che andasse oltre il consumo e il godimento e quelli capaci di pensiero e volontà progettuale, e dunque chiamati a dare ordine e disciplina al mondo (per verificare questa ipotesi basta vedere i programmi televisivi). Infinite poi le assonanze di inclinazioni, di atteggiamenti mentali, di intendimenti morali circa i valori e gli scopi della vita. Ma quello che fa del tutto identico il nostro mondo a quello dell’antico impero è il modo di concepire l’identità umana. Per l’impero era il nome a dare umanità all’individuo e dunque si era uomini e si aveva valore e diritto perché lo aveva deciso il linguaggio, lo aveva deciso la politica. Un neonato rimaneva in vita e assumeva il nome di famiglia solo se il padre lo decideva con gesto esplicito, altrimenti sarebbe stato esposto. La grande rivoluzione culturale cristiana ha negato proprio questo e ha affermato che è Dio la fonte del diritto non l’imperatore. E’ Dio che ci fa uomini non un decreto politico. Dunque nessun uomo può decidere dell’umanità di un altro uomo. La legalizzazione dell’aborto e la attuale sentenza di morte per un corpo non più considerato umano, dicono chiaramente che è tornato l’imperatore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi