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Dall'angoscia spunta - finalmente - un pensiero chiaro e distinto

6 Febbraio 2009 alle 12:00

E'la prima volta che scrivo di Eluana. Sono padre di due figli e per la prima volta, saputo del tragico viaggio partito da Lecco, ho guardato i miei figli negli occhi cercando di mettermi nei panni di Beppino. La mia considerazione è che mia figlia - che non è attaccata ad alcuna macchina, ma che apre e chiude gli occhi ogni mattina e che muove sia pure innaturalmente con lingua e bocca - è viva! Il cuore le batte. E io, sia pure straziato, distrutto, e miseramente desideroso di avere con lei un barlume di scambio "normale", posso parlarle, toccarla, baciarla, passare con lei del tempo, prenderle le mani, accarezzarle la testa. Ho anche la fortuna di avere una intera equipe che si prende cura di lei,f orse anche la fortuna di avere mezzi sufficienti a far si' che questa equipe lavori. Mi sveglio ogni mattina con la speranza che questa condizione da statica si trasformi in dinamica, e darei pezzi interi della mia vita per vedere qualche cambiaento,anche qualche lieve miglioramento in mia figlia. Certo, queste sono considerazioni nate da una lettura esterna dello stato di Eluana, che non vivo direttamente. Englaro ricorrendo alla magistratura e alla battaglia giudiziaria cercando il sostegno dell'opinione pubblica, ha deciso di dare in pasto al mondo il corpo e l'anima sofferente di sua figlia. Tutti ora siamo in diritto di dire la nostra su Eluana. Questa decisione di Beppe Englaro e'l'inizio di una catena. E' una decisione che non condivido e ora ho la nausea di questo clamore. L'eventuale invocazione di voler dare legalità a una volontà individuale non regge. I giudici: è vero che un giudice possa sentirsi investito di una speciale responsabilita, ma potrebbe anche ammettere di non sapere. Potrebbe anche avere l'umiltà di lasciare che si intervenga prima legislativamente.Englaro ha ottenuto un risultato e si accontenti. Persino Napolitano ora invoca una legge. Sta ad Englaro intervenire nuovamente; interrompa la sentenza di morte. Il governo si fermi, i giornali smettano di urlare, si lavori.

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