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Il nocciolo della questione

5 Febbraio 2009 alle 07:00

A tutti quelli che pensano che la vicenda di Eluana sia un fatto privato, e che chi chiede che lei possa continuare ad essere amorevolmente accudita ed a vivere sia un fanatico, vorrei sottoporre, puro e semplice, il nocciolo della questione. Il nocciolo è questo: nessun medico (figuriamoci un giudice!) può affermare con certezza che cosa davvero Eluana percepisce in questo momento. Nessuno può giurare che non subirà un'agonia orribile, con la terribile percezione di morire di fame e di sete. Certo, può essere che lei non sentirà niente. Se fosse così non ci si spiegherebbe perché ci sia tutta questa urgenza di farla morire... a meno che la sofferenza cui si vuole porre fine non sia quella dei familiari. Però, nonostante ci siano persone che affermano con algida certezza che lei non percepirà nulla del suo atroce destino, a me sembra che questa certezza non venga affatto dalla scienza medica, ma solo da un'ideologia per la quale è più comodo pensarla così. Del resto, se non percepisse niente, non si capisce perché sarebbe utile sedarla. Né si capisce come mai questa persona apra gli occhi alla vita ogni mattina, e provi delle emozioni, come testimoniano le poche persone che hanno potuto incontrarla e che non sono accecate dall'ideologia. Questo, e non altro, è il nocciolo della questione: c'è un "principio di precauzione" che ci fa essere dalla parte della vita sempre, perché se ammazzi una persona e poi scopri che non era colpevole non puoi più tornare indietro. Se fai morire una persona di fame e di sete e poi scopri che in realtà era cosciente e percepiva tutto, come hanno testimoniato persone che sono uscite dallo stato vegetativo permanente, a quale orribile morte l'hai condannata? Noi non possiamo voltarci dall'altra parte. Chiamateci pure fanatici se volete, ma noi pensiamo che il vero fanatismo sia quello di chi vuole la morte a tutti i costi. Fosse pure un padre letteralmente impazzito per il dolore.

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