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Eluana, qualche dubbio

5 Febbraio 2009 alle 09:30

Con la massima vicinanza umana e la più completa solidarietà per il suo dolore, non posso fare a meno di rivolgere idealmente qualche domanda al signor Englaro. Come può non essere neppure sfiorato dal dubbio che sua figlia possa soffrire una volta privata dell'"alimentazione" e dell'"idratazione" mancando in merito certezze medico-scientifiche assolute? Ad Eluana verranno somministrati analgesici e tranquillanti, non a caso. Perché questa ostinata battaglia per sottrarre la ragazza alle amorevoli cure delle suore che l'hanno fin qui così bene accudita per esigere che lo Stato - non la famiglia nell'intimità della sua privacy! (vedi caso Welby) - si faccia esecutore di una condanna a morte? La presunta "volontà" di Eluana di non essere oggetto di accanimento terapeutico (ed è perfino improprio usare il termine in questo caso)- tante volte invocata come fondamento del suo agguerrito contenzioso giuridico - fu manifestata dalla ragazza quando era giovanissima e godeva ottima salute, per di più dopo lo shoc di un incidente occorso a un caro amico. Chi può escludere che a posteriori e in condizioni mutate questa volontà sarebbe rimasta la stessa? Infine, la vita di Eluana, sia pure tanto gravemente limitata, è comunque vita (ciclo mestruale, ritmo sonno/veglia): forse che le forme di vita per meritare di non essere soppresse devono mantenere a tutti i costi un'efficienza al 100%? Ci sono tantissimi malati non autosufficienti (Alzheimer, Demenza senile, Sla ecc) - per di più ancora in grado di esprimere la propria volontà, al contrario di Eluana - affidati alle sole forze delle loro famiglie. Pure costoro non sono degni di essere lasciati in vita solo perché gravemente disabili?

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