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Una vana promessa di felicità

4 Febbraio 2009 alle 18:25

Negli ultimi tempi mi trovo sempre più spesso a riflettere su cosa sia la felicità. Molti sostengono che consista nell'avere il pieno controllo della vita in modo da poter scegliere sempre il meglio. Programmare, pianificare, eliminare quello che è inatteso, brutto, fastidioso, doloroso o, semplicemente, inspiegabile. Ma chi può sapere qual'è il vero bene? Si parla sempre più spesso della "libertà" come valore assoluto: a me sembra di essere sempre più in gabbia. Il figlio al momento giusto e che sia sano, la morte al momento giusto altrimenti vivere è indegno per sè e per gli altri. Come se tutto dipendesse da te: che insopportabile peso! E per essere supportati in questo continuo "scegliere il meglio" si chiedono sempre nuove norme, come se vivere fosse adempiere alle clausole di un contratto. E gli altri diventano "controparti" di cui servirsi o da citare in giudizio. E invece che libertà, che creatività nell'abbracciare le "cose che capitano", che apertura e, in fondo, che felicità.

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