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Il polacco e il tedesco

1 Febbraio 2009 alle 10:00

Germania e Polonia, fredde come neve al sole. Paesi algidi, popoli riservati quasi ingessati e due papi a render sapida la storiografia pontificia. Ratzinger bavarese di Marktl am Inn contra Wojtyla di Wadowice, sud Polonia. Due giganti, due mastini dell'ortodossia esplicata nei modi più disparati. Massmediatico Giovanni Paolo, quasi teatrale nella tragedia che incombe e segna, duro e enigmatico Benedetto, con tratti di antipatia contrapposta alle schiere agognanti panem et circenses. Però che bello vederli all'opera, che stile e che coraggio, messaggi d'amore puro risorto in Cristo, testimonianza di vita che va oltre la vita, sublime rappresentanza di aneliti ultraterreni. Fantastico il polacco vento nei capelli, inginocchiato a baciare terre di mondo, con grazia di Dio il tedesco che ripristina riti intrisi di autentica partecipazione fideistica. Sguardo compassionevole il polacco, occhi che sanno di padre figlio e spirito santo, pupille ferme il tedesco, magneti che catalizzano e purezza d'intenti sempre ad abbracciare solidarietà mai sopite. E che inno alla vita quelle vesti bianche simbolo di forza e grandezza, perchè è bello pensare al Papa come qualcosa che sta nella sua magnificenza a dettare stilemi dove misericordie e provvidenze fanno vivere un po' meno peggio. Grazie polacco per la gentilezza che ci hai sempre messo, e di lassù porgi la mano al tedesco perchè continui a scaraventare pezzi d'amore contro la fetida necrofilia che sembra avvinghiarci tutti.

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