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Due papi, due temperamenti, una missione

30 Gennaio 2009 alle 11:15

La diversità di temperamento tra Benedetto XVI e il suo predecessore è evidente. Il papa dell'est giovane forte e bello ha radunato folle oceaniche e all'inizio del suo pontificato ha invitato a "spalancare le porte a Cristo". Il papa teologo venuto dalla Germania (dove avrebbe voluto ritirarsi per i suoi studi, ma che lo Spirito Santo attraverso Giovanni Paolo II ha voluto rimanesse a Roma), già avanti negli anni, teneramente impacciato di fronte alla folla, ha iniziato il suo pontificato come "umile lavoratore nella vigna del Signore" chiedendo di vivere la fede in Cristo come un'amicizia. Il compito di un papa non è quello di portare i cuori a sè, bensì a Cristo. Sono convinto che molti tra coloro che riempivano le piazze con G.P.II non hanno mai letto le sue encicliche, nè mai seguito i suoi discorsi. Erano attratti dalla sua personalità, non comprendendo fino in fondo la sua richiesta di guardare a un Altro. Con Benedetto XVI questa svista, pur ingenua, è più facilmente evitabile considerato il suo temperamento meno "caloroso". La vera affezione nasce dalla conoscenza. Un cuore che ardentemente desidera conoscere Gesù Cristo, la verità di se stessi e il mistero della realtà che ci circonda, difficilmente può restare "freddo" e "insensibile" leggendo "Deus Caritas est", Spes Salvi, Gesù di Nazaret, Ratisbona, Parigi ecc. Ed è sorprendente come riesca ad esprimere concetti profondi con semplicità ,come ha fatto per esempio rispondendo alle domande dei bambini che si preparavano alla prima comunione.

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