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La frode linguistica

29 Gennaio 2009 alle 13:35

“Molti popoli, ingannati da falsi vocaboli e mal intesi, hanno corso dietro a tutto ciò che in realtà detestavano, e trovarono schiavitù, oppressione, angustie e miserie, dove credevano trovare il porto della libertà, del comando e della felicità” (I.L.Thjulen, Nuovo vocabolario filosofico-democratico, 1799 – Ed. Biblioteca di via Senato, 2004). Le giuste osservazioni del sig. Galassi riprendono un tema trattato dal Thjulen alla fine del triennio giacobino. Secondo questo autore “antirivoluzionario”, allo stravolgimento dei valori e delle istituzioni tradizionali messo in atto dalla rivoluzione francese è corrisposto lo stravolgimento dei valori lessicali comunemente attribuiti alle parole. Ragion per cui, secondo Thjulen, per intendere la “lingua” rivoluzionaria è necessario capovolgere il senso antico di ciascuna parola nel suo contrario. Perchè tutto ciò è attuale? Perchè la sinistra di oggi (ma a volte il fenomeno è bipartisan) ancora utilizza per reggersi il linguaggio accattivante e menzognero della sinistra di ieri la quale, per mezzo di un’abile propaganda calunniosa, riuscì a distruggere tutti quei principii ben collaudati su cui l’intero consesso umano aveva nei millenni basato le proprie regole di vita. La presuntuosa idea di voler rifondare da zero le regole del vivere civile, accolta dal popolo come un’idea geniale di libertà e progresso, ha dato alle “false parole” che ne hanno veicolato i veleni il potere di portare al popolo la peggiore delle tirannie, delle ingiustizie: una abissale infelicità.

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