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Il Papa dimezzato

28 Gennaio 2009 alle 20:10

Due riflessioni sommesse sull'affaire Vaticano-rabbinato d'Israele: può un Papa non fare il Papa? Quando il diritto di critica tracima in ingerenza negli affari interni di uno stato? Sembrano due questioni di precipuo interesse, vitali per proseguire un cammino di correttezza istuzionale tra religioni nonchè una virtuosa armonia di rapporti. Le feroci invettive ricevute da Ratzinger in merito al perdono elargito ai quattro vescovi dissidenti credo abbiano travalicato il decente segno di trivialità verbale. Quasi Benedetto XVI abbia formulato tesi negazioniste o paracollaborazioni nazional-socialiste. Il Papa ha compiuto un atto da Papa. I quattro vescovi sono stati riammessi da Santa Romana Chiesa con gesto di misericordia pontificia. Il resto è fuffa. O vogliamo impedire al Pontefice l'esercizio delle sue sacre funzioni? Può la Chiesa fare la Chiesa o serve il beneplacito di qualsivoglia istituzione in altera parte? Legittime di contro appaiono le riserve sul Williamson-pensiero. Certo che la Comunità ebraica s'indigna e dispera, però iracondia e ingerenza pari non sono. E allora il rabbinato d'Israele rompe i rapporti con la Santa Sede per la revoca della scomunica a Williamson, bene, è nel suo pieno diritto. Però faccio fatica, ma molta fatica a discernere il rabbinato che chiede la censura o la ritrattazione coatta di quelle tesi invise. In tal caso l'iracondia cede il passo all'ingerenza. E di ingerenze negli affari vaticani siamo saturi.

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