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La due Eluana/2

26 Gennaio 2009 alle 16:30

E' vero.La sofferenza non ci piace, siamo troppo omologati ed allineati su rigide posizioni di efficientismo. Chi soffre non è più persona ma rappresenta solo la malattia. Eppure tante persone nel silenzio si dedicano ad assistere altre 'persone' ammalate stabilendo con esse un'empatia straordinaria: sono i volontari . Noto che una semplice carezza oppure un sorriso aiutano l'ammalato molto più dei farmaci. Anche gli ammalati in coma profondo reagiscono positivamente alle coccole e la strumentazione posta accanto ai loro letti registra la positività della tenerezza. Queste non sono elucubrazioni a buon mercato ma rappresentano i frutti del dare senze chiedere nulla in cambio. Anche i familiari che assistono tali persone hanno bisogno di una relazione di aiuto che non si limiti a stupidi incoraggiamenti ma alla condivisione del dolore. Non so se vi è capitato di assistere ad esempio un bambino in fase terminale perchè ammalato di cancro: diventa un contenitore di sonde e sondini fin quasi a scomparire nel suo lettino di sofferenza e certo non si può abbandonare solo perchè arreca fastidio al nostro io arrogante e superficiale. Il problema che credo ci poniamo più che la sofferenza che prima o poi dovremo affrontare è quello di non diventare un peso per i nostri familiari e non ci rendiamo conto che è proprio la famiglia che tirerà fuori le necessarie energie psicofisiche per assisterci. Quando non ci sarà più nessuno disponibile ad aiutarci allora sarà la fine. Ai ritmi attuali la famiglia completamente disgregata sarà sostituita da individui egoisti pronti a liberarsi di chi soffre nel modo più rapido possibile!

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