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Ebrei e cattolici

15 Gennaio 2009 alle 07:12

Le parole del cardinal Martino (Gaza come un campo di concentramento) sono state infelici e penso che non potranno cancellare il cammino di amicizia tra cattolici ed ebrei iniziato con Giovanni Paolo II. Il papa polacco che ha vissuto sulla propria pelle i due totalitarismi del secolo scorso, ha pronunciato parole che già Edith Stein aveva espresso nella famosa lettera a Pio XI del 1933 (lettera che lo stesso cardinal Pacelli presentò al papa e con la quale la filosofa ebrea, divenuta poi carmelitana, auspicava che venisse pubblicata un'enciclica; di fatto alcuni anni più tardi il papa scrisse "Mit brennender Sorge"). Da Berlino nel 1996 Giovani P. II riconosceva che furono troppo pochi i cattolici che si opposero al nazismo e il 1 settembre 1999 specificava che "la richiesta di perdono vale per quanto è stato omesso o taciuto per debolezza o errata valutazione, per ciò che è stato fatto o detto in modo indeciso o poco idoneo." Ha poi chiesto che celebrando la memoria di Edith Stein si ricordi di anno in anno la Shoah. E questi passi da gigante non potranno essere cancellati. Concludo con una preoccupazione: sui milioni di cristiani uccisi nel secolo scorso e quelli perseguitati ancora oggi è calato un silenzio imbarazzante. Perchè? E non dimentichiamoci che pretendere determinate affermazioni può mettere in pericolo queste vite.

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