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Perché la pace non è all’ordine del giorno

13 Gennaio 2009 alle 15:30

Hamas non s’arrende fino a quando non sparerà l’ultimo missile su Israele, incurante della carneficina che si produce quotidianamente sul suo territorio. Israele , indifferente alle proteste di buona parte dei tanti che gridano di porre fine al massacro, procede con metodica regolarità fino al raggiungimento dei suoi obiettivi o, come si dice, fino a quando il suo lavoro non sarà completato. Ognuna delle parti cerca di raggiungere un punto onorevole per porre fine alle operazioni. Insomma la tregua sembra basata sul raggiungimento di un punto di equilibrio col quale vengono salvaguardati gli “onori” delle due parti in campo. Tutto questo, senza minimamente considerare che un’altra settimana produrrà almeno altri trecento morti , per la maggior parte civili con tanti bambini fra questi. Se la morte di 50 persone al giorno non interessa e viene considerata un effetto collaterale neppure disdicevole perché ognuna delle parti lo sfrutta a suo favore , allora siamo veramente senza speranza. Il perseguimento della pace resterà un esercizio di protagonismo politico per chi promuove tavoli e incontri internazionali ovvero una pietosa utopia per chi crede ancora disperatamente nel valore della vita.

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