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La triste commemorazione di De André (grazie Annalena)

13 Gennaio 2009 alle 17:45

Voglio ringraziare Annalena Benini per l’articolo “Povero De Andrè”. Confesso che pur avendo avuto la medesima percezione avevo quasi una sorta di pudore nell’affermarlo. Nel tripudio di chi ha elevato la commemorazione alla tregua di una laicizzata rappresentazione sacra, stavo vivendo una sorta di subordinazione culturale. “Meglio non dirlo” mi ripetevo, eppure era tristezza quella che mi ha colto domenica sera. Sono sincero, io non ho retto. Dopo Vecchioni che si è protratto in una spiegazione da orsoline de “La guerra di Piero” ed un Battiato invernale, ho silenziosamente cambiato canale. E qui confesso la seconda sensazione blasfema. Non me ne vogliano i “Fazio-si” ma colto probabilmente da visioni mistiche, mi sono convinto di assistere alla vera commemorazione di De Anrè, guardando il “Dr. House” dove in una puntata psichedelica ha disquisito di amore e di vita, di sesso e di morte, di desiderio e di odio. Quando con gli occhi sbarrati e steso su un letto del suo ospedale il Dr. Gregory ha guardato il suo migliore amico uscire dalla stanza, son tornato da Fazio e forse ho visto l’unica perla di quella trasmissione: il finale di Cristiano De Andrè. Come a dire: lasciate in pace i padri.

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