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Brunetta

12 Gennaio 2009 alle 15:30

Ringrazio il ministro Brunetta per avere così chiaramente espresso un sentimento che mi porto dentro. Sono un impiegato pubblico e mi vergogno profondamente del mio lavoro, che reputo frustrante, poco appagante sul piano professionale, pieno di duplicazioni, ammennicoli e appesantimenti inutili. Ben presto si profila lo spettro dell’ignoranza di ritorno: non si apprende nulla di nuovo e di utile e si dimentica ciò che si possedeva nel proprio patrimonio di competenze. Ormai per me è tardi pensare a un cambiamento, ma almeno posso inviare un appello ai ragazzi, come il ricco Epulone nella parabola evangelica, perché facciano il possibile per evitare di finire in questo luogo di tormento e di lenta erosione delle proprie facoltà mentali. Ragazzi, non ingannatevi, non puntate al facile. Sceglietevi un’Università di prestigio e iscrivetevi alla facoltà che più vi piace, assecondando le vostre inclinazioni, senza pensare troppo alle “prospettive occupazionali”. Se vi formate bene e con gusto, lavorerete bene e con soddisfazione. Fuggite dalla casa dei vostri genitori il più presto possibile, non accettate da loro nessun consiglio professionale e trovatevi un lavoro che vi permetta di autosostenervi negli studi universitari e vi renda più padroni di voi stessi e meglio presenti nella società. Vivete una vita sobria e poco dedita allo scialacquio e vedrete che non è impossibile anche risparmiare qualcosa. Se pensate di formarvi una famiglia, fatelo subito, sposatevi subito, a 18 anni appena compiuti e saltando a piè pari cerimonie, spese e spesucce. Andate all’essenziale. Dopo esservi sposati, non abbiate timore a donarvi senza riserve e accettare i figli che verranno o il fatto che non ne vengano. Sarà comunque bello.

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