cerca

Il polmone verde

7 Gennaio 2009 alle 16:00

Delle favole ecologiche quella del polmone verde (la foresta amazzonica) è la più grottesca, ma anche la più emblematica. Tutti, ma proprio tutti, quelli che comunicano per mestiere ci ripetono che in Brasile c’è un certo ‘polmone verde’, facendo intendere che esso è l’ultimo e poi, quando anche questo ultimo malato polmone verrà devastato dal fumo, il corpo canceroso di questo pianeta si spegnerà perché non potrà più respirare. E incredibile, ma vero; un’ignoranza così non si era mai vista. Lasciando perdere i giornalisti che sono quello che sono, lasciando perdere politici e ambientalisti che di queste cose ci vivono, ma è possibile che tanti semplici periti chimici e che tante laureate in ‘scienze naturali’ non sappiano che il 90% dell’ossigeno terrestre è prodotto dagli oceani e dai microrganismi che li popolano? Che la quantità di ossigeno prodotta da una foresta ‘vergine’ è pressoché identica a quella prodotta da un prato di eguale estensione? La cosa però è interessante perché da un lato mostra la dimensione tirannica ‘di costrizione ideologica’ che ha assunto l’ambientalismo, che vive dell’equazione tanta più paura per l’ambiente tanta più rilevanza per chi si arroga il diritto di proclamarsi suo salvatore. Per altro verso mostra la universale dimensione estetica, al posto di quella morale, che guida il giudizio, credo, di quasi tutti noi. Insomma l’idea vera che sostiene la necessità di salvare il “polmone verde” è l’idea che ragni, serpenti, piantacce velenose sono molto più divertenti e suggestivi e fantastici, di fattorie e campi coltivati. Quest’ultimi sono banali e noiosi, la lotta selvatica dei selvatici, invece, imprevedibile, emozionante, coinvolgente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi