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Sui palestinesi 2

2 Gennaio 2009 alle 15:30

Confesso che è da quando ho raggiunto la cosiddetta “età della ragione” (una quarantina d’anni fa) che cerco di comprendere la questione palestinese, non riuscendo mai a venirne a capo e rimandando costantemente l’impegno a chiarire una volta per tutte la mia posizione al riguardo. Una scelta un po’ farisaica, determinata anche dal fatto che mi sembra di trovare - a giorni alterni - ragioni valide a supporto del comportamento di ognuno dei due fronti. Immagino che si tratti di una condizione diffusa. Quel che di “nuovo” ho fatto oggi mi sento di consigliarlo a tutti voi: entrate in Google Maps, digitate “Gaza” e poi zoomate sull’immagine in modalità “Satellite” con indicazioni. Avvicinandovi non potrete non sperimentare la graduale formazione di due mondi contigui, in parte compenetrati, ma abissalmente differenti. Grigi, densi, sterminati e miseri insediamenti abitativi da una parte; una sorta di ariosa e verdissima Svizzera dall’altra. La densità di popolazione della striscia non ha eguali sul pianeta, ad esclusione di “città stato” come il Principato di Monaco, Macao, Singapore ed Hong Kong. Il mare, che in qualunque altra parte del pianeta è sinonimo di libertà, di viaggi, di scambi, di commerci, qui è blindato. Vedere questa immagine è triste: è una allucinante dicotomia che non può lasciare indifferenti. Se dovesse avvenire qui il primo contatto con la Terra di un equipaggio di extraterrestri, ammesso che riuscissero a scampare ad un razzo Kassam o ad una Operazione Piombo Fuso le avanguardie dei nuovi esploratori - rientrati alla base - non potrebbero che suggerire ai capi di lasciar perdere. Quel pianeta azzurro è in realtà la tana di essere pazzi e cattivi. Magari Plutone è un po’ più ostico da abitare, ma a conti fatti meglio provarci là. Dietro front. E a mai più rivederci.

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