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Crisi sì, crisi no

2 Gennaio 2009 alle 20:00

Premessa.Nella valutazione “complessiva” della vita sociale vanno eliminati i fenomeni estremi. In matematica il metodo è chiamato “scarto quadratico medio”. La moralità dei costumi di un popolo non è né nelle pie donne inoffensive né nelle decine di omicidi ma nel comportamento dell’uomo medio. Lo stesso dicasi delle crisi economiche: ma mentre le piste di sci affollate indicano una disponibilità finanziaria sintomo di un “diffuso” benessere materiale, l’aumento dei disoccupati non indica “crisi economica generalizzata” ma “problemi economici individuali”. La Russia sovietica aveva la “piena” occupazione eppure è crollata. Ancora. Con “crisi” vogliamo dire che abbiamo “perso” qualcosa rispetto ad un modello, ad una situazione “precedente”. Pertanto, rispetto a 3-4 anni fa c’è sicuramente un peggioramento occupazionale (ma si dovrebbe spiegare anche l’occupazione di persone di altre nazioni) ma che succede se ci rapportiamo agli anni 80? Abbiamo dimenticato l’inflazione e la disoccupazione di quegli anni? Complessivamente, dunque, mai come ora e in tanti abbiamo goduto di tanto benessere “materiale” e protezione sociale (e non disconosco crudelmente -sia chiaro- le sofferenze “individuali” dei molti disoccupati). Diverso è invece il discorso sulla crisi diciamo “non-materiale”. Facciamoci una foto senza riferimenti ad altre epoche e senza picchi da decapitare. Tutti percepiamo un malessere diffuso: avidità di effimero come evasione, pillole edonistiche e ansiolitici, polemiche continue, rumore, perdita del bello della semplicità dei punti fermi, insicurezza… Questa è l’attuale vita “normale” dell’uomo di ogni categoria sociale. Domandiamoci,allora: ci stiamo preoccupando anche di questo per “preparare” adeguatamente i prossimi abitanti del condominio Terra? Forse sì e forse ci sentiamo impotenti ma forse,in media,siamo un po’ miopi,un po’ egocentrici,un po’ sprovvedutamente “materialisti”.

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