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L’onestà pirandelliana di Gullotta

18 Dicembre 2008 alle 11:51

Non seguo il Teatro, non conosco Pirandello. Nemmeno sono un’ammiratore di Salvatore Leopoldo Gullotta, però ho letto con sommo piacere una Sua intervista rilasciata ad un settimanale locale. Si esibisce in questo periodo nei teatri romagnoli con “Il piacere dell’onesta”, commedia di Pirandello del 1917. Onestà. Termine desueto, sa di vecchio, passato, di dopoguerra, superato in lungo e in largo da quel “furbizia”, tipico italiano che veniva utilizzato anche simpaticamente qualche volta, per sopravvivere. Il problema è che ha contribuito a cancellare l’onestà. Dice all’intervistatore Gullotta:”Per i temi trattati e la struttura narrativa il suo impatto resta particolarmente fascinoso ancora oggi. E’ un racconto grottesco che in maniera straordinaria riflette tutte le ragioni del disfacimento civile dell’oggi e il pubblico che voglia scuotersi saprà come aprire tutti i cassettini della propria coscienza”. Continua.. “ Pirandello punta il dito dritto alla questione morale, la vera emergenza di un Paese dove la furbizia è più apprezzata dell’intelligenza”. Da qualche tempo penso che il cinema e il teatro riescano a portare avanti un discorso educativo, dove viene premiata l’onestà e il bene comune. Il bene vince sul male quasi sempre. Ma il punto è che, anche quando è il male che vince, lo spettatore capisce che è meglio produrre il bene. 99 volte su 100 il protagonista è il giusto, l’onesto. Solo che il messaggio del film e dell’opera teatrale non attecchisce. Per niente. L’uomo lì, in questi due ambiti, capisce che l’onestà è meglio della furbizia e il bene è meglio del male, ma quando esce dal teatro o dal cinema… continua imperterrito come prima. Non dimentica la trama, beninteso, la ricorda anche a memoria! Ma l’aspetto umano resta come intrappolato dentro le quattro mura del cinema o del teatro.

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