cerca

Potenziale distruttivo della scienza e valori cristiani

12 Dicembre 2008 alle 19:51

Caro Anselmi, non c’è dubbio che la scienza moderna abbia in sé un potenziale costruttivo. Senza di essa, e cioè senza la tecnica, non ci sarebbe quasi nulla di ciò che rende la nostra vita infinitamente più comoda, più sana e più piacevole di quella di un Dante Alighieri. Tuttavia c’è un risvolto altrettanto importante, anche se forse avvertito da meno gente: l’aver estirpato la VERITA’ dal terreno della metafisica-teologia e aver tentato di trapiantarla in quello della scienza moderna è un atto grandioso, prometeico, ma non indolore. Passare dal dogma all’esperienza, dall’eterno al contingente, è un viaggio lungo e doloroso. “Distruttivo” perché crollano le certezze, si inaridiscono le radici. Vogliamo fare finta che si possa vivere tranquillamente a oltranza senza certezze, nel puro esperimento esistenziale ed etico? O vogliamo invece provare a vedere se esista un ponte tra il dogma e l’esperienza, tra il vero e il reale, e se pure non esiste, provare a costruirlo noi? In questa posizione certamente c’è debolezza, caro Sgrevi, e c’è paura, e c’è horror vacui. La mia paura più grande, tuttavia, è per chi, di fronte al mondo moderno, non prova horror vacui. L’ultraterreno, la trascendenza, sono un premio, ha ragione, ma io trovo che sia umanissimo avere la speranza di ottenere la vita eterna, un privilegio da poeti l’avere commercio con la divinità. O, come dice Ratzinger, fare “come se ci fosse”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi