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Sempre caro mi fu…

9 Dicembre 2008 alle 15:46

Ho apprezzato moltissimo l’articolo di Mancuso sul berillo. E trovo importanti tre cose: 1) il dolore ci appartiene e non è un problema da risolvere; 2) il carattere decisivo della trascendenza; 3)la libertà e il senso della vita nel creare senso. Cio’ che pero’ trovo difficilmente accettabile è quando il teologo cerca di convincerci di alcuni valori attraverso una logica soltanto apparente, cioè una logica semplice: 1) che il bene sia ordine è un’affermazione gratuita vera come il suo opposto; 2) che preesista una oggettività è un’affermazione gratuita vera come il suo opposto. Al contrario la vita si colloca lontano dall’equilibrio e su questo sono d’accordo quasi tutti gli scienziati. Non si tratta dunque di negare la trascendenza (ancora una volta una contrapposizione che non possiamo accettare), ma di capire che la trascendenza è, nietzscheaniamente, porsi al di là, oltre l’uomo che si é. Come ha saputo fare ad esempio gran parte della poesia moderna. Il bene è dunque questo continuo superarsi, questo continuo interrogarsi sul senso della vita (che è già dare un senso alla vita) assumendosi la responsabilità delle nostre scelte (rispondendo a noi, alla condizione storica, al nostro trascendere). In sintesi volontà di potenza che lascia il posto alla volontà di potenza spirituale ( laddove potenza esprime il verbo potere, creare possibilità). E’ questa volontà di potenza spirituale, inevitabile erede del cristianesimo, che crea il senso e la speranza.

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