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La soglia

9 Dicembre 2008 alle 13:34

Il male, il dolore, sono il prezzo della libertà, non di quella semplice libertà che esercitiamo quotidianamente (così ci sembra) quando decidiamo di fare una cosa anziché un’altra, giusta o sbagliata che sia (a rigor di logica o di morale, ammesso che non coincidano sempre); ma di quella assoluta libertà che caratterizza tutto l’essere e in virtù del quale non esiste alcun limite al pensiero e all’agire umano. Questo è il dono più grande del dio, e il più terribile perché ad esso si accompagna, inevitabilmente, la morte del dio stesso, la sua scomparsa, senza la quale non può esservi libertà. Solo un’accettazione incondizionata del dono può condurre alla responsabilità personale e collettiva nell’uso del dono; prima di questo c’è soltanto una ragione e una morale infantile, ipocrita, quella del bambino che rompe il piatto e chiede scusa al genitore, certo che verrà punito ma ben presto perdonato, fino al prossimo danno e alle prossime scuse. Essere a immagine e somiglianza del dio comporta avere la forza di sopportare il peso di questa libertà, e la quota di orrore connessa. Se non c’è questa forza, si vive all’ombra del simulacro di dio ma non nel regno di dio.

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