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Gatti sì, uomini no?

24 Novembre 2008 alle 14:22

Il Tribunale penale di Roma ha condannato a tre mesi di reclusione per uccisione di animali (art.544-bis codice penale) un uomo ritenuto colpevole di aver abbandonato il suo gatto, chiuso nell’appartamento, senza cibo né acqua e con il caldo torrido di agosto, lasciandolo morire. Il fatto risale all’agosto del 2005, quando l’uomo partì da Roma per andare in vacanza. Il giudice ha condannato l’uomo anche a risarcire i danni in favore della Lav (Lega antivivisezione), che si era costituita parte civile, e a pagare le spese legali. "Questa condanna, ottenuta grazie alla riforma del Codice penale introdotta nel 2004 dalla legge 189 in materia di maltrattamenti e uccisione di animali, è importante - dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav - e ci auguriamo possa scoraggiare comportamenti tanto superficiali, ma colpevoli, da arrecare danno alla vita altrui". Il povero gatto, lasciato senza cibo né acqua, è morto di fame e disidratato. Ha fatto la fine che i laicisti vorrebbe far fare a sua figlia Eluana. Però costoro, secondo certi magistrati, non dovrebbe farsi nemmeno tre mesi di galera. La vita dei gatti va tutelata, è giusto. E la vita degli esseri umani?

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