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Il relativista cattolico

21 Novembre 2008 alle 11:15

Uno “stimatissimo personaggio della Chiesa”, celeberrimo per le sue posizioni ultradialoganti, si offende perchè un articolo di giornale ne mette in luce lo spirito relativista. Strano. Quando mai la Chiesa in dialogo ha mostrato, negli ultimi cinquant’anni, vergogna ad apparire relativista? In fondo è il dialogo in sé ad assomigliare al relativismo religioso (anzi, ad esserlo, ma le eminenze sono abili nei distinguo), di più o di meno a seconda dell’audacia di chi mette in pratica le evanescenti formule conciliari che ne regolano la materia. Il “personaggio della Chiesa” in questione è sempre stato, fra gli audaci, audacissimo in questa azione relativizzante, volgendola a trecentosessanta gradi in tutte le direzioni “altre” rispetto a quella della dottrina cattolica romana. Perciò avrebbe dovuto arrabbiarsi, o vergognarsi, se gli avessero dato dell’integralista, non del relativista. Il buon relativista cattolico dialogante non perde mai la sua flemma. Non quando si negano le verità di fede, non quando si perseguitano i fedeli, non quando si scandalizzano gli innocenti. Se perde le staffe quando dalle sue parole si riconosce lo spirito che lo muove, allora significa che non è sicuro di sé, che “si condanna in ciò che approva”. Vien da pensare, ancora e sempre più, che il sale stia perdendo il proprio sapore....

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